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FEB
"Joseph Vernet (1714-1789) due magnifiche vedute italiane"
  • QUANDO:
    dal 22 febbraio al 7 marzo
  • DOVE:
    Museo Lechi
    via Martiri della Libertà 33 - Montichiari

Mostra "Joseph Vernet (1714-1789) due magnifiche vedute italiane". Da mercoledì a sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18, domenica dalle 15 alle 19. Aperta fino all'8 marzo. 

Mostra a cura di Paolo Boifava, restauri Luisa Marchetti, fotografie Marco e Matteo Rapuzzi, assicurazione AON Brescia.
Dopo "La stanza dei fiori" il Museo Lechi prosegue nella programmazione di mostre dossier allestite a cadenza periodica in una sala del museo. Un'accogliente "camera con vista" per abbandonarsi al piacere visivo di piccoli ma preziosi nuclei di opere pittoriche dal Cinque all'Ottocento, provenienti da collezioni pubbliche e private, con una particolare attenzione alle diverse tematiche del collezionismo, ai
generi artistici poco frequenti e ai maestri meno noti. Due imperdibili vedute italiane di Joseph Vernet (1714-1789) sono al centro di questo nuovo appuntamento. Si tratta di una "Veduta delle Cascatelle di Tivoli" e di un "Porto italiano con mare in burrasca", tele di grande formato (cm 98x136), databili tra 1740 e 1750, inedite e mai esposte in pubblico, in prestito da un'antica collezione privata bresciana. Claude-joseph Vernet fu uno dei vedutisti più acclamati del secolo dei lumi, raramente presente nelle collezioni pubbliche italiane ma immancabile tra i cosiddetti "wow pieces" dei grandi musei internazionali. Nel 1734 il giovane pittore francese giunge a Roma carico di audacia e talento che nel corso del lungo soggiorno in Italia, durato circa vent'anni (1734-1752), gli serviranno per innovare i codici compositivi della "veduta": il genere artistico più rappresentativo del Settecento. Nelle sue prime opere tra i luoghi emblematici del Grand Tour, da Tivoli a alla costa napoletana, l'artista esprime da subito una non comune sensibilità naturalistica, accortamente misurata sul gusto dei viaggiatori internazionali in visita alla città. Il successo giunge veloce spinto da un notevole virtuosismo
nella rappresentazione del carattere vivo, mutevole e tumultuoso della natura. Elementi impossibili da immaginare nel chiuso dell'atelier e per questo studiati da Vernet sempre dal vero con disegni fitti di annotazioni, elaborati en plein air, entro cui si celano i segreti di questo grande vedutista. Abbandonata la campagna romana, la pittura di Vernet raggiunge i risultati più sbalorditivi nella resa dei fenomeni atmosferici con le sue celebri marine. Di fronte alla superficie del mare l'artista trova lo scenario ideale per orchestrare la furia degli elementi - tra lo sferzare del vento di una tempesta e la bruma della bonaccia - nei quattro momenti di luce emozionale della giornata: l'alba, il crepuscolo, il tramonto, la notte. Situazioni ambientali trascritte sulla tela, con una capacità di osservazione all'epoca senza eguali, nelle varie centinaia di opere eseguite dall'artista francese sia in Italia che al suo ritorno in patria, onorato dal favore delle corti reali di Napoli e di Versailles. I suoi dipinti, regolarmente esposti ai
salons parigini, faranno gridare di stupore uno dei grandi filosofi dell'Illuminismo, Denis Diderot, che nel 1767 di fronte a un abbagliante Chiaro di luna esclama incredulo: "Costui ha rubato alla Natura il suo segreto!". Nasce così il mito di Joseph Vernet capace con la sua pittura di accendere i sentimenti emotivi preromantici e il fervore dei collezionisti europei del Settecento, in particolare i ricchi lord inglesi che per tutta la vita dell'artista saranno i suoi più affezionati clienti, incuranti dei prezzi proibitivi raggiunti dalle sue opere. Un successo che prosegue nel primo Ottocento quando la nomea di Vernet balugina di aneddoti biografici pressoché leggendari che gli attribuiscono la scoperta della grotta di Nettuno a Tivoli, calato nella sua oscura cavità, o che lo raccontano legato all'albero di un vascello nel pieno di una
tempesta per studiarne da vicino gli effetti.

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