Seconda edizione della rassegna di teatro e arti performative che intreccia ironia, emozione e riflessione per raccontare il presente.
Dal 18 febbraio al 27 maggio 2026, al Teatro Borsoni e al Teatro Mezzadri di Brescia
Il programma propone cinque appuntamenti che attraversano generi e linguaggi differenti. Le commedie corali di Arnold Wesker e Luigi Pirandello aprono e chiudono la rassegna offrendo due sguardi potenti sulla società, sorprendentemente attuali.
Programma:
Martedì 31 marzo
Ore 20.30
Teatro Mina Mezzadri (Contrada Santa Chiara 50/A, Brescia)
Maratona di New York
È invece una corsa reale e simbolica: due uomini corrono senza fermarsi, attraversando ricordi, paure, sogni e disillusioni, in una drammaturgia fisica in cui il respiro diventa parola e la fatica si trasforma in racconto. Un testo contemporaneo che ha conosciuto numerose messe in scena e traduzioni internazionali.
Completa la rassegna un appuntamento dedicato alle famiglie e all’illusionismo teatrale
Domenica 10 maggio
Ore 16.30
Teatro Renato Borsoni (Via Milano, 83)
Il Festival dell’Illusionismo, a cura de “La Corte dell’Illusione” di Brescia, con la regia di Davide Capuano e la direzione artistica di Alex Rusconi. Uno spettacolo pensato per un pubblico trasversale nella giornata dedicata alle mamme, che alterna magia classica, illusionismo contemporaneo, mentalismo scientifico ed emozionale, poesia visiva e comicità, confermando la vocazione di ContaminAzioni a mescolare le arti performative all’interno di un unico percorso.
A chiudere la rassegna
Mercoledì 27 maggio
Ore 20.30
Teatro Mina Mezzadri (Contrada Santa Chiara 50/A, Brescia)
è Così è (Sempre se vi pare) di Luigi Pirandello, debutto della nuova produzione della compagnia “ContaminAzioni”, ancora per la regia di Buffoli e Bottini. Il “sempre” aggiunto al titolo originale sottolinea il perpetuarsi nel tempo delle questioni pirandelliane, che trovano in ogni epoca e in ogni individuo nuove risonanze e riletture coerenti con il presente. Un allestimento corale, a tratti metateatrale, che vede in scena undici attori, chiamati a costruire una comunità che osserva, giudica e commenta, trasformandosi in un vero e proprio tribunale improvvisato. Pirandello emerge qui come drammaturgo radicalmente contemporaneo: la sua riflessione sulla relatività delle “verità” e sull’impossibilità di una verità unica e oggettiva risuona con particolare forza nell’epoca della post-verità, dell’apparenza che prevale sulla sostanza, dei processi mediatici e dell’alienazione digitale.
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