agenda
Solitari. Giochi di pazienza.
Brescia. Via Giovanni Piamarta, 9 - Complesso San Cristo dei Saveriani
15 luglio
ore 21:30
BIGLIETTI:
Ingresso libero
TEL: 030 377 2780-1

Ore 21.30

“Missione Oggi” continua la rassegna estiva del “Teatro dell’Anima”, con uno spettacolo dedicato al martoriato paese dei cedri, il Libano: “Solitari. Giochi di pazienza”, liberamente ispirato a Jeux de Patience di Abla Farhoud.

L’evento vede la collaborazione di Missionari Saveriani, Centro Lombardo Recuperi Industriali, GG2000, Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Fondazione ASM-Gruppo a2a.

Di Giuseppe Marchetti con Gabriella Tanfoglio e Sara Martina Venosta, drammaturgia e regia di Giuseppe Marchetti, assistente alla regia Anna Danesi, video di Maurizio Pasetti e Mara Favero

Presenta:
Mario Menin direttore “Missione Oggi”

Dopo aver rappresentato Incendies di Wajdi Mouawad nella rassegna estiva del “Teatro dell’anima” 2025, un secondo autore libanese-canadese, la scrittrice Abla Farhoud (1945-2021). 

Nel nostro mondo attuale, piccolo feroce pianeta, reso ancor più piccolo dalle maglie sempre più fitte delle relazioni mediatiche e rivelatosi ancor più feroce dall’incalzare di nuove onde di belligeranza, il teatro di Abla Farhoud offre tematiche di riflessione e schemi interpretativi di grande apporto. Le sue pièces, infatti, danno corpo a personaggi femminili alle prese con un’incertezza esistenziale di fondo, derivante da vissuti tragici di esilio, guerra ed emarginazione. Il rumore di fondo dentro cui si svolge Jeux de Patience, lo racconta il giornalista libanese, emigrato in Italia, Camille Eid sulle pagine di Avvenire: “Siamo in guerra ormai da 51 anni e siamo abituati a essere il popolo dell’attesa. Aspettiamo sempre una soluzione che viene da fuori, perché i conflitti che riguardano il Libano in realtà non sono nostri: sono conflitti internazionali e regionali, sono regolamenti di conti che avvengono nel nostro paese. Ormai siamo abituati a questa situazione e aspettiamo. Siamo ormai abituati a convivere con la guerra, nell’attesa di soluzioni che vengono da non so dove. Questa è la situazione”.

Nel testo della Farhoud, due donne, tra loro cugine, Kaokab e Mariam, entrambe quarantenni, si interrogano sul modo di elaborare il dolore della guerra, dell’esilio e dell’immigrazione. Kaokab, giunta dal Libano in Québec all’età di tredici anni, simbolo di un’identità migrante complessa, è una scrittrice di successo, che non riesce a scrivere nella lingua in cui è nata, né a testimoniare l’orrore della guerra che da lunghi anni sta sconvolgendo il suo paese d’origine. Avverte la debolezza della parola. È consapevole che la poesia non può fermare un carrarmato o annullare lo sparo di un proiettile. Come perfettamente sa che l’arte è in grado di fare una cosa rara: ribadire la totale complessità di ciò che significa essere umano, vale a dire non solo saper soffrire, ma anche gioire, desiderare, provare tenerezza. Dice: siamo stati qui. Abbiamo provato queste emozioni. È stato importante. E così facendo diventa una forma di resistenza così silenziosa e persistente da riuscire forse a sopravvivere al carrarmato. 

Kaokab chiede alla cugina Mariam, fuggita, da poche settimane, dal proprio paese in guerra, subito dopo la tragica morte della figlia Samira, non di distogliere lo sguardo dal dolore, dalla realtà della guerra, ma di fare qualcosa di molto più difficile che provare dolore. Le chiede di guardare più a fondo. “Di rischiare la gioia. Dobbiamo avere la tenacia di accettare la nostra felicità nella spietata
fornace di questo mondo”, scrive Jack Gilbert in “Un documento per la difesa”. Di accogliere e custodire il dolore e la bellezza nello stesso tempo. Sua figlia Samira merita più del dolore. “Merita un mondo che continua a ribadire la propria umanità, la nostra pericolosa e necessaria volontà di fare qualcosa di bello nel bel mezzo degli spari” (Rabih Alameddine).

Prenotazione consigliata ai seguenti recapiti:
Tel. 030 3772780-1 (segreteria Missione Oggi) segreteria@missioneoggi.it