Fotografie di Laura Tavelli
Inaugurazione della mostra fotografica: sabato 13 giugno alle ore 17.00
In India non si può essere passivi: o la si odia o la si ama. Ti costringe a guardare dentro di te proprio perché ti mette di fronte a degli estremi tali per cui non puoi restare indifferente.
Il caldo umido si incolla alla pelle come una morsa soffocante, mentre il fetore, la miseria, la santità, la ricchezza si mescolano senza sosta nell'aria. Tutto è spinto all'estremo: la bellezza più sublime convive ferocemente con la squallidezza più nera.
Ma dietro i testi sacri e le nostre fragili idealizzazioni, la strada rivela la verità nuda: è un popolo crudele, indurito da una lotta selvaggia per la pura sopravvivenza. Cammini nell'asfissia di un formicaio umano immenso e sei invisibile; un'umanità invadente e cieca ti urta, ti travolge e potrebbe calpestarti nell'indifferenza assoluta, ignorando ogni legge dello Stato per obbedire solo al determinismo delle caste. Lì, tutta la nostra impalcatura filosofica, i nostri concetti di dignità, rispetto e diritto si schiantano contro la brutalità quotidiana del posto. Persino il Karma, che noi occidentali amiamo intellettualizzare come un percorso spirituale, si rivela forse solo un'idea occidentale, un miraggio per consolarci. La realtà è una totale assenza di empatia, dove la sacralità è solo un'illusione: se passa un insetto lo schiacciano senza alcun pensiero, senza un briciolo di quella compassione che credevamo universale.
Viene da chiedersi con dolore: è la nostra India? Quella che abbiamo sognato era solo un riflesso della nostra mente, una proiezione colta ma drammaticamente lontana dalla realtà. A Varanasi, dove i corpi bruciano e il gioco dei bambini, non c'è ascesi, solo una calma e agghiacciante abitudine alla fine. La macchina fotografica cade, inutile, davanti a sguardi che ti fissano senza vederti. Il rientro nella normalità geometrica delle nostre città diventa così un trauma di frustrazione e nervosismo acuto: lo stress profondo di chi ha guardato l'abisso di un modo di esistere alieno, spietato, e disperatamente lontano dal nostro vivere.l’India non è un viaggio, è una grande avventura in cui l'uomo si perde per poi ritrovarsi?
La figura di Laura Tavelli si distingue nel panorama professionale e pubblico lombardo per una straordinaria poliedricità in cui il rigore dell'attività forense, come avvocato, l'impegno politico-istituzionale e la dedizione sociale si integrano sinergicamente con una profonda filosofia del viaggio. Lungi dall'essere considerata una mera attività ricreativa, la dimensione del viaggiare rappresenta per Laura una costante disposizione dell'anima: un'instancabile ricerca di "altre realtà" e un'apertura incondizionata verso la comprensione delle dinamiche umane e delle diversità culturali. Questa propensione all'esplorazione, visibile sia nella mobilità geografica tra importanti poli urbani sia nella sua spiccata sensibilità interculturale, si riflette in ogni ambito del suo operato. Il suo impegno si configura come un itinerario continuo, un viaggio esistenziale e professionale volto a superare i confini della marginalità e a gettare ponti di comprensione e giustizia sociale.
Orari di esposizione:
Martedì, mercoledì e giovedì
Dalle ore 9.00 alle ore 12.00
Sabato e Domenica
Dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Chiusura estiva museo: dal 31 luglio al 31 agosto