Al via la mostra “Identità narranti” di Elvira Gatti: a dialogare con le sue opere la storica tela “Samaritano vietnamita” di Oscar Di Prata
A cura del prof. Giovanni Quaresmini
La rassegna espositiva unisce la ricerca interiore contemporanea alla memoria storica del Maestro del Novecento bresciano attraverso un profondo dialogo tra estetica ed etica.
Un viaggio artistico di straordinaria intensità visiva e concettuale: Apre al pubblico la mostra personale dell’artista Elvira Gatti dal titolo “Identità narranti”, arricchita dalla presenza dell’opera ospite d’eccezione “Samaritano vietnamita” (1971) del celebre maestro Oscar Di Prata.
La mostra propone una riflessione culturale di grande spessore: il superamento di una bellezza fatua e fine a se stessa per la ricerca di un’arte capace di porre domande sulla spiritualità, sull'umanità e sul senso profondo del nostro tempo
Elvira Gatti: identità ed elevazione spirituale Il percorso espositivo si focalizza sulle opere di Elvira Gatti, la cui pittura dimostra una sicura padronanza tecnica e un rigore equilibrato. Al centro della sua indagine si staglia una polifonia di immagini che traggono forza dalla figura femminile, intesa come fonte di vita, fertilità e natura. Le sue "donne" riecheggiano una classicità senza tramonto e sono protagoniste di un'intensa impresa spirituale: un cammino di ascesa per rompere gli schemi mentali e sociali che ci imprigionano. Dipinte con nitore raffinato, queste figure ci ricordano che il maggior spreco umano è la distanza tra ciò che siamo e ciò che potremmo essere, trasformando la perfezione visiva in uno strumento di elevazione interiore.
Oscar Di Prata: l'opera ospite "Samaritano vietnamita" A dialogare con questa narrazione interiore si inserisce la tela di Oscar Di Prata (tecnica mista, 120x100 cm), presentata alla IX Biennale d’arte sacra contemporanea del 1971 (Antoniano, Bologna). Il Maestro bresciano incarna la radice novecentesca di questa indagine etica, calando l'iconografia evangelica nel fango e nel dolore della cronaca della guerra del Vietnam. L'opera vive del ribaltamento drammatico dei suoi simboli: il fucile si fa insolito bastone d'appoggio per piegarsi verso la vittima, una "larva d'uomo" che diventa emblema universale di un’umanità violata. Attraverso una tavolozza dominata da colori “spenti”, specchio dei traumi bellici vissuti in prima persona dall'autore nel deserto sirtico durante la Seconda Guerra Mondiale, spicca una "sciabolata di rosso" che cala dall'alto: simbolo del sangue versato, ma anche lampo di una dolorosa illuminazione spirituale.
Orari di apertura: dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 20.00.