Parigi, 1928. La celebre coreografa Ida Rubinstein (Jeanne Balibar) affida al compositore Maurice Ravel (Raphaël Personnaz) la creazione di un brano per un nuovo balletto, pensato come il cuore pulsante della prossima stagione teatrale. Ravel, ormai noto ma attraversato da una profonda crisi creativa, si ritrova a fare i conti con il vuoto dell'ispirazione e con il dubbio sul proprio linguaggio musicale, sempre più distante dal gusto del pubblico. In questo momento di smarrimento, la scintilla riemerge grazie a un'intuizione tanto semplice quanto rivoluzionaria: la ripetizione ossessiva di un tema musicale essenziale, che Ravel stesso definirà come "il suono delle origini". Nasce così il Boléro, destinato a diventare la sua composizione più iconica e discussa. Il percorso creativo di Ravel si intreccia con la presenza di tre donne fondamentali nella sua vita: la carismatica Rubinstein, la mecenate e musa Misia Sert (Doria Tillier) e la fedele pianista Marguerite Long (Emmanuelle Devos). Ognuna di loro, a modo suo, lo sostiene nei momenti di maggiore solitudine e lo aiuta a non cedere all'autoisolamento. Eppure, nonostante la vicinanza di queste figure, Ravel resta prigioniero della propria inquietudine: perseguitato dall'idea di perfezione, tormentato dalla sensazione che la sua musica raffinata e fuori dal tempo non riesca più a parlare al mondo. Il Boléro, con la sua struttura ciclica e la sua tensione crescente, finisce per riflettere la sua stessa esistenza: una spirale di ossessioni, silenzi e improvvise rivelazioni, che lo condurranno verso un inevitabile punto di rottura e compimento.
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