Ambientato in una periferia romana lontana dalle cartoline del centro, il film segue una professoressa di inglese delle superiori, timida e piena di dubbi, ma animata da una fiducia quasi ostinata nel valore della scuola. Quando le viene affidata la classe più difficile di un liceo di Rebibbia, si ritrova davanti a un muro: ragazzi diffidenti, aggressivi, già convinti che studiare non serva a nulla, e un contesto segnato da famiglie fragili, piccole illegalità e poche prospettive.
Gli altri insegnanti hanno imparato a sopravvivere abbassando le aspettative. Lei no. Soprannominata "Pressore'", a metà tra affetto e presa in giro, decide di non scappare come chi l'ha preceduta. Non alza barriere e non si rifugia nel sarcasmo: prova invece a parlare la lingua dei suoi studenti, a capire cosa nasconde la loro rabbia, ad ascoltare ciò che non riescono a dire.
L'aula diventa così un campo di battaglia quotidiano, fatto di provocazioni, fallimenti e piccoli avanzamenti quasi invisibili. Ma proprio in quel confronto duro nasce qualcosa: un fragile patto di fiducia. Nel tentativo di insegnare, la professoressa scopre di dover prima imparare - a stare, a resistere, a guardare quei ragazzi senza etichette.
Tra momenti ironici, scontri generazionali e improvvise aperture emotive, la storia racconta come l'incontro tra chi educa e chi è cresciuto ai margini possa trasformare entrambi. Non è solo una storia su studenti difficili, ma sul coraggio di restare quando sarebbe più facile andarsene, e sulla possibilità che la scuola, prima ancora di trasmettere nozioni, diventi un luogo in cui qualcuno finalmente si sente visto.