Il film prende spunto da una leggenda legata a un antico manufatto mesoamericano: un piccolo fischietto rituale il cui suono, secondo la tradizione, non serviva a comunicare ma a evocare. Veniva usato nei riti di sacrificio e nelle battaglie per terrorizzare i nemici, un grido innaturale capace di ricordare quello di una creatura morente. Attorno a quell'oggetto si è tramandata l'idea di una maledizione: chi lo ascolta attira su di sé un destino già scritto.
La storia si sposta nel presente, dove un gruppo di adolescenti ai margini del loro liceo entra casualmente in possesso del reperto. Tra loro ci sono una ragazza determinata, abituata a difendersi da tutto, e la sua amica più fragile, segnata da inquietudini profonde. Per curiosità, per gioco o per sfida, decidono di provarlo. Il suono che ne esce è disumano, qualcosa che sembra appartenere più a un lamento che a un oggetto.
Da quel momento la realtà comincia a incrinarsi. Incidenti improbabili, presenze fugaci, coincidenze troppo precise per essere casuali: non è un mostro visibile a inseguirli, ma una forza inevitabile che si manifesta attraverso eventi sempre più angoscianti. I ragazzi capiscono di aver liberato qualcosa che non può essere semplicemente ignorato o dimenticato.
Nel tentativo di salvarsi cercano le origini dell'oggetto, ricostruendo rituali e significati dimenticati, mentre il tempo si accorcia e la paura cresce. Il film diventa così una corsa contro un destino che sembra già deciso: più cercano di evitarlo, più comprendono che la minaccia non è solo la morte in sé, ma l'idea che alcune porte, una volta aperte, non possano più essere richiuse.