Incontri di teatro filosofico con il gruppo “Raccontar con arte”
Voci: Daniele Squassina, Annalisa Santini, Andrea Manni, Aldo La Gala
Chitarra: Alessandro Bono; Regia e liuto: Maurizio Lovisetti
Programma:
Venerdì 6 febbraio
Ore 17.00
Menone
Il Menone è un dialogo di transizione tra le opere della giovinezza e della maturità di Platone, con notevoli influenze del pitagorismo. Nonostante la sua brevità, è assai denso di contenuti: virtù, conoscenza, metodo d’indagine, matematica, buona politica, mito, immortalità dell’anima, modelli educativi. Come di regola accade negli scritti c.d. giovanili di Platone, il dialogo mostra l’inconsistenza delle idee correnti, ma non pare giungere a una conclusione
soddisfacente su che cosa sia la virtù e se sia insegnabile, come Menone aveva chiesto a Socrate.
In realtà, il dialogo offre, in nuce, importanti approdi del pensiero platonico: l’essenzialità delle corrette definizioni; la dottrina dell’anamnesi, sui cui poggia la possibilità stessa di ricercare e di imparare; la stretta vicinanza tra virtù e conoscenza; l’importanza della matematica, in quanto procede attraverso l’astrazione e il ragionamento rigoroso su nozioni astratte. E, proprio nel finale, si auspica che, per la salvezza della città, giunga finalmente un politico che non rincorra le mutevoli opinioni, ma sappia davvero l’essenza della virtù e dell’animo umano. Occorre insomma – e questo sarà l’esito della Repubblica – che i politici diventino filosofi, o che i filosofi divengano politici.
Venerdì 12 febbraio
Ore 17.00
Critone
Socrate è in carcere, in attesa che sia eseguita la condanna a morte pronunciata dal tribunale popolare di Atene. Critone, un vecchio amico, lo va a trovare per convincerlo a scappare. Per decidere il da farsi, osserva però Socrate, si deve verificare se quello che gli viene proposto è un bene: se lo è, fuggirà; altrimenti resterà dov’è. E la conclusione è negativa: sottraendosi alla condanna, anche se ingiusta, Socrate commetterebbe a sua volta ingiustizia, e farlo non è bene, anzi non lo è mai.
Inoltre, si violerebbero le leggi di Atene, sotto le quali entrambi sono vissuti, mettendo in pericolo l’ordinamento della città. Critone, rimasto senza argomenti, deve lasciare l’amico al suo destino. Ma davvero ogni violazione della legge è un’ingiustizia? O ci sono casi in cui è lecito trasgredire le regole del diritto? E quali sono le concezioni della giustizia e delle leggi che emergono dal dialogo?