Incroci creativi tra umano e artificiale.
Dalle ore 14.00 fino a sera inoltrata, l’Accademia di Belle Arti LABA, in collaborazione con MITA Museo Internazionale del Tappeto Antico, presenta “Cronache Disorganiche”, un progetto che intreccia arte, intelligenza artificiale e sperimentazione audiovisiva.
Tra talk, workshop, installazioni immersive, contest dal vivo, dj set e live performance, l’evento trasforma la sede di via Privata de Vitalis e gli spazi di MITA, a Brescia, in un osservatorio creativo diffuso, aperto a studenti, professionisti e pubblico.
“Cronache disorganiche” è il primo appuntamento di SYNAPSES 2026, il festival della creatività “made in LABA”.
Manifesto
Cosa succede quando l’audiovisivo smette di raccontare il reale e inizia a esplorare ciò che reale non è ancora? Cronache Disorganiche scaturisce da questa domanda. Un progetto che trasforma immagine e suono in strumenti di indagine, superando l’autorialità tradizionale per entrare in uno spazio nuovo: quello della collaborazione tra intenzione umana e imprevedibilità algoritmica. Non una semplice esposizione, ma un ecosistema creativo diffuso. Un territorio ibrido in cui visioni sintetiche, paesaggi sonori e processi generativi si intrecciano per costruire un immaginario collettivo, tecnologico e in continua trasformazione. Un’esplorazione che si avventura nello “spazio latente” del calcolo per riportare frammenti di visioni e suoni nati dall’incontro tra l’intenzionalità umana e l’imprevedibilità algoritmica. Al centro, l’estetica del disorganico: una ricerca che rifiuta la rassicurante coerenza della biologia per esplorare deliberatamente la frattura, il glitch e l’errore generativo.
In questo scenario, luce e suono si affrancano dalle origini naturali: le visioni sintetiche sfidano le regole della prospettiva e dell’anatomia, mentre i paesaggi sonori e i flussi temporali riscrivono le frequenze della realtà secondo ritmi non umani. Non si tratta di una simulazione del mondo fisico, ma di una sua espansione attraverso codici inediti. L’evento si configura così come una nuova genesi: un invito a osservare come l’artificio, quando abitato dal rigore del metodo e dalla libertà del gesto artistico, non neghi la natura, ma ne riveli una versione inedita, magnifica e profondamente, paradossalmente viva.
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