Ore 18.00
Riprende la rassegna del “Teatro dell’Anima”, con la lettura scenica “Battesimo di sangue / La lotta di un frate domenicano contro la dittatura militare in Brasile”, di Giuseppe Marchetti.
L’evento vede la collaborazione di Missionari Saveriani, Centro Lombardo Recuperi Industriali, GG2000, Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Fondazione ASM-Gruppo a2a.
Di Giuseppe Marchetti con Livia Castellini, Paola De Cesari, Francesco Bramé. Video di Maurizio Pasetti e Mara Favero. Presenta Mario Menin direttore “Missione Oggi”.
La lettura scenica si svolge sullo sfondo della dittatura militare brasiliana (1964-1985), una pagina storica che ha suscitato in Italia meno clamore rispetto alle vicende argentine e cilene. Il regime brasiliano, infatti, cercò sempre di salvare le apparenze: negava la tortura sul piano giuridico, ma la applicava sistematicamente nella clandestinità.
Il fulcro di questa violenza era a San Paolo, nel quartier generale dell'Operação Bandeirante (OBAN) in Rua Tutóia. In quelle stanze vennero torturati leader studenteschi, esponenti della lotta armata e i giovani frati domenicani Frei Betto, Frei Fernando, Frei Ivo e Frei Tito. Questi religiosi, estranei alla dottrina della "violenza rivoluzionaria", vennero arrestati nel drammatico 1969 per aver offerto rifugio e documenti falsi ai perseguitati in fuga. Come Carlos Marighella, un uomo politico, uno scrittore, un rivoluzionario, il fondatore dell'Ação Libertadora Nacional.
Il testo teatrale di Giuseppe Marchetti ripercorre due tragedie simbolo di quel periodo: l'assassinio di Marighella e il suicidio di Frei Tito, devastato dalle torture subite.
A cinquantadue anni dalla scomparsa di Frei Tito (Tito de Alencar Lima, 1945-1974), il testo dà voce a un'intervista del quotidiano Brasil de Fato alla madre del religioso. Sprofondata in una lucida follia, la donna attende ancora una telefonata dal figlio suicida: “Mio figlio, Frei Tito, è sopravvissuto all’arresto, al processo, alla calunnia di terrorista, al carcere, alla tortura, all’esilio, sopravviverà anche alla propria morte. Mi chiamerà"